Domenica delle Palme e della Passione – 21 apr 2019

Cari fratelli e care sorelle, nei giorni scorsi abbiamo accompagnato il Signore nell’ultimo tratto del cammino della sua vita. Abbiamo vissuto in mezzo ad una folla concitata ed urlante, abbiamo visto la violenza di tanti, l’indifferenza degli altri, il calcolo opportunista, la paura di perdere il potere, ecc… I discepoli in mezzo a tutta questa agitazione sono stati come piccole barche sbattute dalla tempesta, sommerse da onde alte hanno cercato riparo nascondendosi.

Eppure una donna, solo lei, si ricorda di lui, va a cercare il suo corpo per un estremo saluto, per un gesto di affetto. Solo lei se ne occupa, perché tutti gli altri forse lo ritengono un gesto inutile, una preoccupazione senza senso. Ma in fondo, fratelli e sorelle, l’amore non è sempre un gesto inutile e una preoccupazione senza senso? Lo hanno visto i discepoli di Gesù: ha passato una vita a compiere gesti di amore e cosa ne ha ricavato? L’ostinazione a voler bene fino alla fine, a non porre un limite al suo voler salvare gli altri lo ha rovinato. Se si fosse fermato in tempo, se si fosse preoccupato almeno un po’ della sua incolumità, se si fosse difeso con più forza ora non sarebbe finito così, nella tomba.
I discepoli non vogliono fare lo stesso sbaglio di Gesù: si sono nascosti, non corrono rischi facendosi scoprire con gesti inutili, come andare alla tomba: ci sono le guardie, potrebbero vederli e perseguitare anche loro come seguaci di Gesù.
Quella donna invece va a cercarlo, ingenua, imprudente, sentimentale.
Quel suo gesto si rivela decisivo: diventa la prima testimone di un evento che cambia la storia dell’umanità.
Il Vangelo di Giovanni della domenica di Pasqua ci presenta i primi passi dei discepoli e delle discepole di Gesù dopo la sua morte. Siamo all’inizio del cammino che porta, dalla scoperta del sepolcro vuoto, al riconoscimento della Risurrezione. Chi dà inizio a questo cammino è Maddalena, che sembra non rinunciare alla sequela, anche se Gesù è morto. Il giorno dopo il sabato, di primo mattino, quando c’è ancora buio, si incammina per andare al sepolcro, che trova spalancato e vuoto. Buio e vuoto occupano la scena, come l’animo dei discepoli, che già dalla prima ora avevano abbandonato tutto e tutti. Ora essi ricompaiono improvvisamente e si rimettono in cammino.
Maddalena, infatti, corre dal discepolo che aveva rinnegato Gesù e dal discepolo che era stato con lei davanti alla croce. Chi aveva avuto paura e chi aveva avuto cuore ora corrono al sepolcro. Uno arriva prima dell’altro, ma si ferma davanti alla tomba. Pietro arriva dopo ma non si ferma, entra subito, guarda, osserva con attenzione. Allora anche l’altro discepolo entra, «vide e credette». Andare, correre, entrare, osservare, vedere, credere: c’è movimento intorno al sepolcro vuoto. Tre persone gli si muovono intorno, ciascuna con un proprio sentire, un proprio vissuto, con un proprio tempo di osservazione e comprensione, ma insieme. Ciascuna apre la strada all’altra. Siamo all’inizio di un cammino.
I discepoli e le discepole, dopo un sabato in cui tutto si è fermato e di cui non c’è narrazione, ripartono da un vuoto e da un’assenza, e cominciano a cercarne una spiegazione. Pietro entra subito nel sepolcro, osserva tutto con attenzione, ma per il momento non arriva a nessuna conclusione. L’altro discepolo non entra subito ma, quando lo fa, “vede” e capisce che il corpo di Gesù non era stato trafugato. Maddalena se ne sta fuori, non vede niente del sepolcro e incontra per prima Gesù. L’assenza in Tommaso durerà più che in qualcun altro, ma anche lui incontrerà il Signore. Ognuno con i propri tempi, in cammino con gli altri, come i discepoli di Emmaus. Seppure con percorsi diversi, con slanci e ricadute, con tanti dubbi e problemi, i discepoli e le discepole arrivano a spiegare quel sepolcro vuoto: Gesù è risorto.
Come sono giunti a questa conclusione? Hanno recuperato i richiami di Gesù alla Scrittura, in particolare a Mosè, ai salmi e ai profeti che avevano annunciato il Messia. La Scrittura diventa punto di riferimento importante perché delinea le coordinate senza le quali «non avevano ancora compreso che cioè egli doveva risorgere dai morti». I discepoli e le discepole hanno iniziato a ricordare le parole di Gesù, le sue parabole e i suoi comandamenti. Gesù aveva insegnato loro la preghiera e ad essere attenti a chi è nel bisogno. Il Maestro aveva consegnato loro alcuni gesti particolari che ora diventano significativi e rivelatori del senso dei suoi insegnamenti: lo spezzare il pane e il lavare i piedi agli altri sono il suo dono da mettere in pratica. Come aveva fatto Gesù così faranno i suoi discepoli.
Di passo in passo i discepoli e le discepole comprendono che Gesù li aveva tanto amati. Come può un amore così forte, così meraviglioso rispetto alle potenzialità e alle logiche umane, così grande ed estremo da accettare la croce, come può restare sepolto in una tomba? Tanto più che Gesù si fa incontrare. Lo cercano e li trova. Li aspetta e li raggiunge. Li accompagna per strada, entra nella loro casa, spezza il pane con loro, li prepara a quello che accadrà: Gesù è vivo! Il suo amore ha vinto la morte. E li ha perdonati! Nel suo corpo trasfigurato i segni della crocifissione sono evidenti e sono offerti da Lui stesso come testimonianza che crede ancora in loro. È Risurrezione!
Gesù è morto per noi
ed il giorno di Pasqua
è risorto
per dare speranza, amore e pace.Gv 20,1-9
(Questo è l’augurio che vorremmo
dare a tutti!
carissimi fratelli e sorelle.
Ricordiamo le sofferenze di Gesù
e viviamo tutti uniti,
per dare speranza a chi ne ha bisogno,
amore, serenità e tanta pace.
Auguri di una santa Pasqua!

Madre M. Rosa Lupoli e Sorelle Cappuccine

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