Domenica delle Palme e della Passione – 14 apr 2019

Lc 22,14-23,56

Cari fratelli e sorelle, con questa domenica si apre la settimana santa di passione morte e resurrezione del Signore Gesù. E’ un tempo santo perché siamo chiamati a rivivere in prima persona i momenti più importanti della vita del Signore. Le liturgie di questi giorni infatti ci danno un grande privilegio: essere contemporanei di Gesù e stare in sua compagnia in queste ore difficili. Per questo è necessario in questa settimana non farsi vincere da un senso scontato e banale, dall’abitudine o, peggio, dall’affanno per le cose da fare. Solo una cosa c’è da fare e ha la priorità assoluta: stare assieme a Gesù nell’ora del dolore e dell’abbandono.

Oggi cominciamo questo cammino accompagnando Gesù mentre entra in Gerusalemme fra due ali di folla festosa, tutti lo esaltano e vogliono farlo re! La folla prende dei rami e li agita per esprimere la loro gioia, anche noi ripeteremo quel gesto per significare che lo abbiamo visto entrare trionfalmente. Siamo presenti nel momento del successo e della festa e gioiremo. Ma tante volte la nostra felicità assomiglia ad una ubriacatura: è facile entusiasmarsi, come è altrettanto facile intristirsi, restare delusi, divenire aggressivi.

La Settimana Santa viene ad aprire un grande squarcio nell’orizzonte stretto in cui si giocano abitualmente i nostri drammi e passioni e vi fa entrare la vita e la storia di una grande folla. Sì, una grande folla accompagna le vicende delle ultime ore di Gesù, Gesù muore solo, ma attorniato da una grande folla che non è una folla anonima e omogenea, come quella delle piazze.

Il vangelo che udiamo getta un fascio di luce potente su ciascuno di loro. Le loro azioni, le parole, il modo di comportarsi, persino i sentimenti più intimi e gli stati d’animo, rivelano la verità profonda di ciascuno per quello che egli è.

Il Vangelo della passione del Signore rivela con la sua potente luce la verità di ciascuno, anche di noi. Nella vita quotidiana ci barcameniamo, troviamo il nostro equilibrio, ci mascheriamo e ci difendiamo, ma oggi davanti al vangelo non possiamo più. Il nostro modo di vivere è posto come sotto un riflettore potente che ne rivela la verità più profonda, al di là di quello che sembra o che mostriamo. Sì, ogni volta che accettiamo di porci con sincerità e cuore aperto davanti all’umanità umiliata, schiacciata, abbandonata da tutti, schernita, offesa, giudicata ingiustamente, colpita e ferita, incatenata e condannata a morte dei tanti che come Gesù percorrono oggi accanto a noi la loro via dolorosa, essa rivela a noi stessi e agli altri la nostra vera umanità: paurosa, traditrice, spaventata e opportunista, violenta, indifferente.

Chi siamo veramente noi?

Ci chiediamo oggi dopo aver ascoltato il vangelo della passione di Gesù.

I discepoli avevano camminato con Gesù per tanto tempo, come noi, eppure nel momento dell’arresto tirano fuori le spade che avevano con sé nascoste. Gesù no: si lascia prendere, tradire e arrestare. Gesù ha una sola arma, che è la sua parola, che non viene meno, nonostante la terribile violenza a cui è sottoposto. È una parola che non viene usata per difendere se stesso, è una parola che taglia più di una spada e cerca fino all’ultimo di tirar fuori dall’anima accecata dall’odio il debole lucignolo di umanità.

A chi lo stava crocifiggendo Gesù dice: “Padre perdona loro”, parole dirompenti contro il male che stavano compiendo. A noi spaventati che ci armiamo con le spade affilate dell’aggressività contro gli altri per difenderci, il Gesù della Passione insegna a fidare nella forza delle parole buone e di perdono.

Fratelli e sorelle, facciamoci inondare dalla luce che il Signore della passione getta sulla nostra vita, perché ne riveli gli aspetti che non ammettiamo con noi stessi. Facciamolo oggi dopo aver ascoltato il Vangelo, ma anche ogni giorno, quando incontriamo il Gesù della passione nei poveri e negli abbandonati. Essi rivelano chi siamo veramente, mettono a nudo la nostra umanità spaventata e per questo aggressiva e violenta. Il ramoscello di ulivo che portiamo nelle nostre case sia allora la memoria della forza delle parole miti, buone e di perdono con le quali Gesù sconfisse dalla croce il male. Gettiamo le spade che portiamo nascoste in noi e assumiamo la forza dell’amore, corazza contro il male e lama affilata contro la minaccia di perdere la nostra vita.

Suor Chiara Elena

Clarisse Cappuccine dette “33”

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