IV Domenica del Tempo Ordinario – 28 gen 2017

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il Vangelo di questa quarta domenica del tempo ordinario ci porta all’interno della Sinagoga di Cafarnao, dove Gesù si pone ad insegnare nel giorno di sabato.
Cosa abbia detto e quali insegnamenti abbia trasmesso non è detto nel brano del Vangelo di Marco.

Il contenuto del suo insegnamento non è esplicitato nel testo.

Tuttavia, due aspetti importanti fa notare san Marco nel descrive questo momento.

Era un maestro, Gesù, che affascinava quando parlava e nel trasmettere quello che affermava lo faceva con l’autorità che gli derivava dal fatto che era il Figlio di Dio.
Nel fare un tentativo di ricostruzione, a posteriore, di quanto diceva Gesù in quel contesto, possiamo con una certa attendibilità pensare che parlasse degli spiriti immondi, del male e del modo di comportarsi rettamente.

Possiamo dire che tenne una lezione di sacra scrittura e di teologia morale.
Tanto è vero che di fronte alle sue parole toccanti e suscettibili di immediate risposte, tra il pubblico presente, in quel sabato, nella sinagoga di Carfanao, c’era un uomo posseduto da uno spirito impuro che cominciò a gridare, dicendo:

«Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
La professione di fede nella divinità del Cristo è fatta da un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Una dichiarazione pubblica della natura divina del Maestro Gesù che in quel momento istruiva nella sinagoga di Carfanao.

Ma Gesù prova a far stare zitto quell’uomo che alza la voce per proclamare la sua vera identità, imponendo allo spirito impuro di lasciare subito quell’uomo, e così successe: “Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui”.
Di fronte a questo ennesimo miracolo dimostrativo della potenza di Cristo, tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda:

«Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

Il riconoscimento da parte dei presenti dalla singolare missione di Gesù è affermata tra la gente che aveva visto con i propri occhi ciò che era successo.

Il miracolo era chiaro e non ammetteva false interpretazioni o possibili manipolazioni.

Al punto tale, che dopo questo fatto straordinario, la notorietà di Gesù si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Gesù estende la conoscenza della sua missione a gente e luoghi diversi e nuovi. Un modo concreto per evangelizzare e proporre un cammino nuovo per coloro che volevano e vogliono seguire la strada di Cristo.

Di profezia e di annuncio si parla nella prima lettura di questa domenica.

E il profeta, maestro che sale in cattedra in questo caso è Mosè che parlò al popolo dicendo:

«Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto».

Chiaro riferimento alla venuta del Salvatore, nostro Signore Gesù Cristo che è prefigurato in questo testo del Deuteronomio.

E infatti, l’umanità, attraverso Gesù, unico mediatore tra Dio e l’uomo, otterrà quando chiederà al Signore.

La conferma di questa esplicita volontà di Dio di inviare il profeta per eccellenza è espressa nei versetti successivi, nei quali leggiamo che il Signore susciterà loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e porrà sulla sua bocca le parole del cielo, comunicando al popolo i precetti del Signore.

Il monito successivo, fa riflettere molto a quanti non sono attenti alla voce di Dio:

Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto”. 
Quante volte questa parola è giunta ai nostri orecchi e pur avendola ascoltata bene e compresa perfettamente poi non l’abbiamo messa in pratica, non ha prodotto il frutto sperato?

Parimenti bisogna fare attenzione ai falsi profeti, a quanti si illudono e presumono di essere Dio, quando in realtà sono fragili creature umane che hanno la presunzione di parlare nel nome di Dio, quando in realtà parlano in nome proprio o addirittura di comandare di fare cose non comandate dall’alto.

Questi profeti arroganti e presuntuosi, dovranno morire, nel senso che ne scomparirà la semente, perché fanno solo danni in tutti i tempi e in tutti gli ambienti.

Ascoltare, praticare, raggiungere la santità, mediante uno stile di vita conforme al vangelo di Cristo, che Paolo Apostolo sintetizza in alcune raccomandazioni che fa nella sua prima lettera ai Corinti.

Infatti, l’Apostolo sottolinea che le cose che scrive e dice sono finalizzate al bene dei cristiani di Corinto.

E quali sono queste cose richiamate come etica persona e familiare?

Esse sono indicate chiaramente.

Vuole che i cristiani vivano senza preoccupazioni.

In altri termini chi non è sposato si deve preoccupare delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si deve preoccupare delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si deve concentrare sulle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si deve preoccupare delle cose del mondo, come possa piacere al marito.

Categorie di persone e soggetti diverse con vocazioni e modalità di vivere a secondo della propria condizione personale e sociale.

Questo criterio operativo aiuta a crescere nella santità della vita, senza confusione del cuore, della mente e delle azioni che si pongono in essere, come sposato o non sposato e per tutte le altre condizioni di vita.

Concludiamo la nostra riflessione con la preghiera iniziale della santa messa di questa domenica:

“O Padre,

che nel Cristo tuo Figlio

ci hai dato l’unico maestro di sapienza

e il liberatore dalle potenze del male,

rendici forti nella professione della fede,

perché in parole e opere

proclamiamo la verità

e testimoniamo la beatitudine
di coloro che a te si affidano”. Amen.

Suor Chiara Elena

Clarisse Cappuccine dette “33”

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