Giubileo delle MIsericordia 2015-2016

logo-giubileo.misericordia-201505051629388 Dicembre 2015 – 30 Novembre 2016
Il giubileo è l’anno della remissione dei peccati e delle pene ad essi legate, è anche l’anno della solidarietà, della speranza, della penitenza e può essere chiamato Anno Santo. Le sue origini risalgono all’Antico Testamento e la parola “giubileo“ deriva da jubilaeum che a sua volta deriva da 3 parole ebraiche: jobel (ariete), jobil (richiamo) e jobal (remissione). Nel capitolo XXV libro del Levitico il popolo ebraico viene incoraggiato a suonare il corno (jobel) ogni 49 anni per richiamare (jobil) la gente da tutto il paese, dichiarando Santo il cinquantesimo anno, proclamando la remissione (jobal) dei peccati a tutti. Esso può essere ordinario, legato a scadenze prestabilite, straordinario indetto in occasione di qualche evento particolare.
Papa Francesco, in occasione della ricorrenza del cinquantesimo anno della fine del Concilio Vaticano II, ha annunciato, per mezzo della bolla pontificia “Misericordiae Vultus”, un giubileo straordinario dedicato alla Misericordia. L’11 aprile 2015, in occasione della
domenica della Divina Misericordia, il giubileo della misericordia è stato indetto ufficialmente con la consegna e la lettura della bolla davanti alla Porta Santa della Basilica di San Pietro. Esso ha avuto inizio l’8 dicembre 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016. Il Concilio Vaticano II ha sancito l’apertura ad ogni individuo e la capacità di dialogare con il mondo, il Giubileo vuole essere occasione per ulteriori atti di apertura. Il papa il 29 novembre, come segno di vicinanza della Chiesa alla Repubblica Centrafricana colpita dalla violenza della guerra civile, ha aperto la Porta Santa della Cattedrale del Bangui in occasione del suo viaggio apostolico in Africa.
Dio per la prima volta a Mosè si presentò come “Dio misericordioso e pietoso” e, a testimonianza di ciò, mandò sulla terra Suo Figlio. La misericordia è la massima espressione dell’amore di Dio verso noi peccatori, è il ponte che unisce l’umanità al Padre.
Gli uomini, dopo il peccato di Adamo ed Eva, erano condannati a vivere nelle tenebre, in balia del male, ma Dio ha risposto con il perdono totale. Chiunque entrerà attraverso la Porta della Misericordia, così è chiamata la Porta Santa in occasione della sua apertura l’8 dicembre, potrà fare esperienza del Dio che perdona, consola, dona speranza. Nella terza domenica d’Avvento è stata aperta una Porta della Misericordia anche nelle Cattedrali, Santuari, Basiliche e Chiese particolari, mete di pellegrini che trovano in questi luoghi la via della conversione facendo esperienza della misericordia di Dio.
La porta della Cattedrale di Napoli è stata anticipata a sabato 12 dicembre.
Con il Concilio Vaticano la chiesa aveva concluso che bisognava usare nuovi paradigmi per parlare alla gente, uscire dagli schemi stereotipati e superati, non più praticabili in un’era di cambiamenti veloci. Il linguaggio doveva essere semplificato, accessibile a tutti; bisognava abbandonare la strada del rigore schematico, ma aprirsi alla misericordia. Non più dito puntato per condannare, ma braccia aperte per accogliere. Certo la natura umana, nella sua debolezza, è portata a commettere errori più o meno gravi, ma, fatte rilevare le mancanze, bisogna trovare il rimedio: la confessione del peccato è la condizione del perdono. L’Antico Testamento è testimonianza costante della Misericordia Divina, Egli è definito ”Paziente e Misericordioso”, i Salmi esaltano in modo particolare questo sentimento. In essi si legge che il Signore libera i prigionieri, dona la vista ai ciechi, solleva chi è caduto, protegge orfani e vedove, ma soprattutto risana i “cuori affranti e fascia le loro ferite”.
La Chiesa deve fare suoi questi valori e deve farsi carico di trasmetterli ai suoi figli, bisogna far capire che non bisogna giudicare e ancor meno condannare, ma usare misericordia, ispirandosi alla Beatitudine “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”.
L’attenzione della Chiesa, e quindi del suo gregge, deve essere costantemente rivolta agli ammalati, agli emarginati, agli affamati, agl’immigrati; bisogna andare loro incontro con le braccia aperte, con il sorriso, con il cuore colmo di amore, pronti a sostenere le loro necessità spirituali e materiali: solo così si potrà affermare di essere fratelli in Cristo.
Leonilde CASTELLI

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